Cinque anni di Prima del risultato PDF Stampa E-mail

Fabio Lepri - Direttore del Convegno

 

Nella raccolta che segue ho cercato di cogliere quelli che, a parere mio, sono gli aspetti più significativi sviluppati nel corso di questi cinque convegni. L'ambizione è di voler tracciare un possibile percorso che possa servire da riferimento a tutti coloro i quali operano, a diverso titolo, nei settori giovanili. La speranza è che ognuno possa individuare per se stesso un percorso che lo conduca a non perdere la passione di condividere tempo e spazio con chi, continuamente, ci chiede tempo e spazio per fare “il gioco di adesso”. Solo così è possibile mantenere vivo il piacere di fare e quindi di creare e quindi di essere soddisfatto.


 

1° Convegno


Metodologie e proposte operative da campo

Orientamenti professionistici come modello di riferimento


La crescita: obiettivo costante della nostra vita, dentro e fuori dal campo. Chiarabini


L’apprendimento si attua mentre un bambino gioca, cioè quando si applica senza sforzo.

L’apprendimento è quasi un effetto dell’attività ludica. Corazza


Spostare l’attenzione sugli aspetti emotivo-cognitivi legati al gesto tecnico permette di

guardare oltre il gesto stesso e di individuare una metodologia di lavoro e le proposte

operative che favoriscano tutti gli aspetti considerati. Lepri


Una gestione partecipata ravviva chi guida e incoraggia, promuove, chi è guidato; nessuno

è ridotto a mero esecutore, nessuno è costretto a reprimere gli impulsti della propria

personalità, qualcuno è privato del dono dell'onniscenza, dell'infallibilità, del potere

liturgico, del <<una volta per sempre si fa così e così>>. Accame


2° Convegno


Creare e gestire l’allenamento nel rispetto dello sviluppo del bambino.

Imparare ad insegnare, dalla teoria alla pratica.


Penso che non sarà mai troppo il tempo e lo spazio dedicato allo studio di questo

importante periodo di formazione del bambino, anche in considerazione del sempre

maggiore numero di ragazzi che si iscrivono alle scuole calcio, nella speranza di trovare

un ambiente sano e quella cultura dello sport che purtroppo oggi troppo spesso è assente,

o perlomeno distorta.

...contribuendo ad accrescere le competenze necessarie per lavorare nei settori giovanili,

così da formare tecnici-educatori che conoscano le problematiche, che abbiano i mezzi e

gli strumenti per intervenire, ma soprattutto la consapevolezza del ruolo che ricoprono. Chiarabini


il procedimento dal semplice al complesso è sostituito dal passaggio dall’integrità alle

parti. Il bambino nel suo giocare è attratto dal fine e non dalle strade particolari che

costituiscono la struttura analitica che conduce a quel fine, cioè non prende in

considerazione le tecniche precise.

... è vero, invece, il contrario e cioè che prima si impara il linguaggio e poi da questo

scaturisce la grammatica della lingua; prima si impara a giocare e poi scaturisce la tecnica

del gioco. Lepri


La libertà, infatti, scompare quando l’educatore spiega minuziosamente ciò che il bambino

deve fare e ne pretende l’esecuzione precisa. << Tu mettiti dove ti pare, ma devi fare

quello che ti dico io e lo devi fare proprio in questo modo >>, questo è, in realtà, l’errore

dell’insegnante tecnico, con il quale, si vede bene come la libertà sia solo apparente. Corazza


Fatto è che nel mondo del calcio regna da tempo una sorta di strana idea in base

alla quale chi sa far qualcosa, per il fatto stesso di saperla fare, sa anche spiegarla,

trasmetterla ad altri. Il che, palesemente, è assurdo. L’esecuzione di un gesto

tecnico è una cosa, la sua spiegazione è tutt’altra cosa...

Tuttora, si badi, questa idea è alla base del sapere organizzato per i corsi di

formazione degli allenatori e, ancor più esplicitamente, alla base dei criteri in virtù

dei quali società di calcio dal rilevante profilo economico scelgono l’allenatore per le

loro squadre – giovanili incluse. Guardandoci attorno, peraltro, scopriamo

facilmente che non è soltanto il mondo del calcio ad essere afflitto da questa

contraddizione: neppure l’istituzione scolastica provvede a che l’insegnante, oltre al

sapere della propria disciplina, abbia anche una competenza didattica. Anche lì si

preferisce parlare di un “dono”, o di una “missione” – in altre parole si utilizza un

apparato retorico che, come nei settori giovanili delle società di calcio, serve

semplicemente a giustificare investimenti insufficienti e stipendi più bassi.

...miro alla consapevolezza dei processi che mi conducono ad un risultato o confido nella

buona sorte? O nella giocata “magica” del talento? Dico semplicemente “fate come me” ed

eseguo il gesto – e chi lo fa, bene e va avanti, chi non lo fa, male e rimane escluso -,

oppure eseguo il gesto e lo analizzo in un tutte le sue componenti in modo tale che anche

chi non lo sa fare possa impararlo?

Siano risultati di ordine tecnico, siano risultati di ordine tattico, siano risultati di ordine

individuale, siano risultati di ordine collettivo, non avrei dubbi: scelgo la via della

consapevolezza. Nonostante sappia bene quanta fatica comporti e quanto ancora ci sia da

scoprire su noi stessi prima di poterci dire soddisfatti della nostra competenza didattica. Accame


3° Convegno


Principi, compiti e obiettivi di una moderna Scuola Calcio.

Il calcio controcorrente: una filosofia “nuova”.


<<Seguire la filosofia del risultato non significa ottenere risultati, ma anteporre il risultato a

ogni altro obiettivo. Io scorgo un unico problema nella mia testarda visione del calcio: che

si giochi bene o male, all’attacco o in difesa, palleggiando di fino o sparacchiando in

avanti, il campionato lo vince sempre uno solo. Non vorrei fare il guastafeste, ma vi ricordo

che il secondo è soltanto il primo dei perdenti. Stando così le cose, non sarebbe meglio

rilassarsi un po’?>> Valdano


I metodi sono tutti adeguati, se sviluppati in un contesto in cui il bambino può tirare fuori il

meglio di se, dove può imparare giocando e giocare divertendosi. Alla fine siamo sempre

noi quelli che riescono a rendere un allenamento divertente e proficuo, stimolante ed

impegnativo. Oggi siamo noi che abbiamo la responsabilità di preparargli il terreno, di fare

in modo che vengano al campo con entusiasmo, per imparare e divertirsi. Siamo noi a

dovergli costruire “la strada”, dove arrivino con il sorriso, e con il sorriso ci salutino quando

se ne vanno via. Chiarabini


Il calcio di strada rispetta, quali principi fondamentali, la libertà e il piacere.

Il bambino che gioca è l’aspetto globale. Il gioco è lo strumento. Lepri


Il metodo Mundialito. Corazza


E’ capitato a tutti di essere talmente coinvolti da ciò che si sta facendo tanto da provare

piacere nel farlo e sentirsi in uno stato mentale particolare in cui la nostra attenzione è

totalmente rivolta a all’attività che stiamo svolgendo; Questo stato mentale è chiamato

stato di flow” o “zona di massima prestazione”. Ramello


trentacinque milioni di italiani si sentono allenatori. Testa


4° Convegno


Dentro il gioco del calcio

Analisi tecnica, scientifica e relazionale


Ecco che allora si rende necessaria un’analisi tecnica, scientifica e relazionale, in modo

tale da approfondire quegli aspetti che sono alla base dell’insegnamento. E’ importante sapere come far apprendere un gesto tecnico; è importante sapere che è decisivo l’approccio con l’allievo; è altrettanto importante sapere che certi parametri scientifici possono aiutarci nel lavorare in maniera più concreta e mirata. Tutto questo si deve fondere in un unico concetto: il metodo di insegnamento. Ognuno potrà costruirsene uno proprio, ma sarà determinante l’assemblaggio delle varie componenti. Chiarabini


La risoluzione del parlamento Europeo ( 2007 ) dice che bisogna fare almeno 3 ore di

Educazione Fisica alla settimana in tutti gli ordini di scuola…Marziali


Bisogna porre fine all’idea che il bambino sia un omino al quale bisogna insegnare tutto.

Il bambino ha bisogno del suo tempo per conoscersi e scoprirsi e nell’allenamento

possiamo creare un ambiente ideale perché il bambino possa esprimere se stesso e i suoi

bisogni. Come allenatori spesso ci sentiamo in dovere di trasferire tutto il nostro sapere e

le nostre osservazioni al bambino nell’immediato tramite la parola. Così gli diciamo come

camminare, come correre, come giocare. Spesso e volentieri queste parole sono buttate al

vento sia perché il bambino come in questo caso apprende facendo, imitando e immaginando e non tramite la riflessione e il dialogo astratto. L’obbiettivo non è quindi correggere il bambino e cercare di togliere tutti i difetti (ammesso che siano difetti, ammesso che il mister corregga la cosa giusta, ammesso che la cosa corretta possa essere correggibile per l’età e per le sue potenzialità) ma far sì che il bambino abbia a disposizione un ambiente nel quale si possa strutturare un’immagine di sé che possa dare autonomia di scelta e autostima per scacciare le paure di mettersi alla prova. Bianchera


In conclusione, questo primo approccio risulta promettente per l’individuazione degli

aspetti di ogni singolo giocatore sui quali valga la pena lavorare, cercando di colmare le

lacune e potenziare ulteriormente i pregi mediante allenamenti specifici.

Inoltre, ottimizzando la definizione degli eventi, è realistico ipotizzare che attraverso la

match analysis sia possibile classificare i giocatori in modo oggettivo allo scopo di

individuare i talenti. Marcolini


Competenze tecniche e capacità relazionali sono il bagaglio che continuamente dobbiamo

fare e disfare” per diventare “padroni” del processo didattico. Processo che mi sento

definire di condivisione interattiva. Nell'allenamento noi siamo aiutanti, guide di un

percorso in cui sia l'allenatore che l'allievo esprimono necessità, bisogni e intenti.

L'allenatore in questa condivisione ha il privilegio della conoscenza di certi processi e

esercitazioni che risultano appropriate solo nella misura in cui l'allievo gradisce eseguire.

Sicurezza, ricettività, espressività e libertà rappresentano le prime quattro fasi naturali del

flusso di energia nel gioco. <<Dal fluire di quest'onda dipende la piena espressione della

nostra vitalità>>. Conoscere, riconoscere, accettare e trasformare tali fasi è una delle

priorità della seduta di allenamento ed è compito dell'allenatore trovare le modalità per

mettere il bambino nella condizione di esprimere il massimo delle proprie potenzialità. Lepri


5° Convegno


Il percorso della formazione tattica dai sei ai sedici anni

Dal tutti contro tutti alla specializzazione del ruolo


E’ grazie a questa conoscenza che noi istruttori potremo formarci una “tattica consapevole” e rendere pian piano anche i nostri ragazzi “consapevoli tatticamente”. Chiarabini

 

...Questo è il tipo più perfezionato ed efficiente di collaborazione. E' così efficiente che

sembra semplice ed elementare. Ma è attuabile solo quando ogni membro del team non si

limita a conoscere il proprio lavoro particolare, ma è informato sul lavoro in generale e su

quello di ciascun membro, tanto da vedere la relazione di ciò che egli fa con quello che sta

succedendo intorno a lui. Accame


Il mondo dei bambini è fatto di prese in giro, trucchi, bugie, cose buffe che accadono, cose buffe che si dicono, riscire a fare qualcosa che prima non si riusciva, fare le cose che piacciono, litigare.

...Anche per i piccoli l'attenzione si crea trasmettendo interesse ma che nasce dal piacere

di fare il gioco... di adesso! Bianchera


Un campo senza bambini sarebbe come un giardino senza fiori...

...Quando piange una grondaia, piangono tutte<<C. Pavese>>

...Le società sportive servono anche a questo.

Il calcio per il calcio avrebbe senso altrimenti? Maestro Bucciarelli


Il lavoro sul campo, attuato attraverso la ripetizione consapevole di situazioni didattiche e

di gioco, ha lo scopo di fare capire i tempi di gioco e l'utilizzo degli spazi più utili affinchè i

calciatori possano fornire risposte sempre più ricche e articolate grazie ad una migliore e

più consapevole gestione delle variabili del gioco. La ripetizione delle esercitazioni non

deve rendere passivi i giocatori nella decisione; ogni scelta deve essere la conseguenza di valutazioni spazio – temporali contingenti di cui sono chiare le cause e gli effetti. Selighini


Il gioco del calcio appartiene a una forma di conoscenza che nasce dall’azione e si sviluppa proprio con il fare. Non è il risultato della semplice applicazione di un sapere statico e stabilito a priori, bensì comporta un processo dialettico tra pensiero e azione che rimane sempre attivo. In questo risiede la sua difficoltà, ma anche il suo fascino. De Paoli