Contenuto Principale
Tattica consapevole e consapevolezza tattica PDF Stampa E-mail

Carlo Chiarabini 
Direttore del Convegno

 

Che cos’è la tattica?

Prima di fare alcune osservazioni è opportuno, se non doveroso, cercare di capire quale significato associamo al concetto di tattica. Tattica significa sostanzialmente modo di agire, ed è una nozione molto vasta. Nello sport a squadre si parla di tattica di principio o strategia di gioco: è la scelta che si vuole attuare in prospettiva di una singola gara. Nell’ambito calcistico abbiamo poi la distinzione tra tattica individuale, ossia tutti quegli accorgimenti e movimenti per mezzo dei quali la nostra prestazione risulta utile ed economica e tattica collettiva, che è un'azione coordinata tra due o più giocatori, tesa ad ottenere uno scopo predeterminato.

 

E’ assolutamente necessario per noi istruttori di giovani calciatori conoscere il significato di queste nozioni in quanto per poter insegnare bisogna prima sapere. Certo non è sufficiente, c’è un altro aspetto importante che è il saper trasmettere quello che si conosce, ed è un qualcosa di maggiore difficoltà rispetto alla semplice conoscenza.

Se ci rapportiamo al calcio dei grandi, la tattica diventa un qualcosa di importante, di complesso, ma paradossalmente anche di più semplice rispetto all’approccio che dobbiamo tenere con i giovani. Questo perché con gli adulti diamo per scontata una certa maturità mentale che predispone all’apprendimento di qualsiasi concetto volessimo trasferire. I ragazzi invece, proprio in quanto tali, sono in fase di crescita, di cambiamento, di maturazione appunto, e questo ci indica come sia più difficile individuare quei concetti potenzialmente trasferibili e recepibili dai ragazzi stessi. E’ enormemente differente insegnare tattica ad un bambino di dieci anni rispetto ad uno di dodici, quattordici o sedici. Ma noi qui parliamo di percorso di formazione tattica dai sei ai sedici anni, quindi anche di piccoli amici e pulcini: come è possibile? Bambini di sei, otto anni che fanno tattica? Troppo presto. E invece no. Dipende da cosa intendiamo per tattica a sei, sette, otto, nove anni e così via. Quale interpretazione diamo al concetto di tattica. Ecco che tutto diventa relativo, cioè legato al nostro oggetto di studio, al nostro parametro di riferimento.

Spesso si sente dire: “quell’ allenatore è molto bravo tatticamente”; “lavora molto sulla tattica” o cose del genere. Ma cosa significa? Che mette la squadra in campo undici contro zero? Che fa esercitazioni sulla linea difensiva? Ecco che allora potrebbe essere corretto prendere in considerazione una definizione un tantino diversa. Tattica intesa come quell’insieme di decisioni prese in maniera libera e autonoma da ogni giocatore. Ogni calciatore deve essere autore del disegno tattico. Ognuno è responsabile e quindi ha libertà decisionale in fatto di modi, tempi, spazi, scelta, esecuzione, tenendo pur conto dei movimenti degli altri. Il calcio è uno sport di situazione, non si può prevedere cosa succederà durante la partita, quindi l'allenatore deve abituare i propri giocatori ad autonomia decisionale in un sistema chiaro a tutti.

A questo punto torniamo alla nostra dimensione, al settore giovanile. Se osserviamo le tabelle delle percentuali di lavoro per obiettivo delle varie categorie notiamo come nelle prime fasce di età il lavoro tattico sia minimo mentre salendo le percentuali si alzano fino ad assumere valori elevati nei giovanissimi e allievi. Nelle categorie minori prevalgono obiettivi emotivo-cognitivi come fare divertire, stimolare, proporre situazioni che gratifichino il bambino, farlo ragionare. Prima a livello singolo, poi come facente parte di un gruppo.

In realtà però ci sono tantissime esercitazioni che, oltre a considerare gli aspetti appena citati, hanno un sottofondo di tattica. A ben vedere quasi tutti i giochi che proponiamo hanno un valore anche tattico. Nel gioco del ruba bandiera ad esempio, il bambino inizia a fare valutazioni di che cosa sia meglio fare, di capire le mosse dell’avversario, di scoprire i propri punti di forza e debolezza. Sembra poco ma non lo è. Il bambino inizia ad assumere un comportamento tattico e quindi si esercita tatticamente.

Ma qual è il nostro ruolo in tutto questo?

 

  • essere preparati e fare proposte adeguate;

  • cercare di correggere, indirizzando verso la soluzione (possiamo farlo con tanti metodi diversi).

 

Potrebbero sembrare concetti scontati ma in realtà non lo sono. Spesso non siamo attenti a questo e ci lasciamo trascinare o da un’eccessiva improvvisazione che ci rende poco coscienti del lavoro che stiamo facendo, oppure da un’eccessiva rigidità di impostazione: vogliamo essere bravi nell’insegnare tattica e allora proponiamo schemi rigidi ai nostri ragazzi (es. ai pulcini ed esordienti) in maniera da arrivare alle partite con la difesa della squadra che sarà sempre perfettamente in linea oppure che giocherà sempre a due tocchi o peggio ancora andremo ad aggredire gli avversari nella loro area non dandogli la possibilità di ragionare. Io qualche perplessità in merito ce l’ho. Siamo sicuri che questa sia la migliore tattica? Che i ragazzi crescendo saranno più pronti tatticamente? Che questo atteggiamento porti solo dei vantaggi? Nella mia esperienza ho potuto constatare che spesso queste categorie di giocatori andando avanti incontrano molte difficoltà. Nelle situazioni che richiederanno scelte rapide e continue non basta avere concetti di tattica “pura”. Occorre sapersi muovere, sapersi gestire nelle mille situazioni che si presentano man mano e che non sono mai uguali ad una precedente. La testa farà la differenza per cui lavoriamo molto su questo aspetto, soprattutto nelle prime categorie, per poi inserire principi e concetti più analitici in seguito.

Per tattica consapevole intendo quel comportamento dell’istruttore pienamente a conoscenza di quanto stà facendo, di cosa propone, a chi e a quale fine. Dal mio punto di vista questa è la base, il fondamento per poter insegnare, per riuscire a trasmettere quello che vogliamo. Se siamo così ambiziosi da voler spiegare in modo rigido ed analitico la diagonale difensiva ad un pulcino o pretendiamo che nelle varie situazioni proposte il ragazzo effettui sempre la scelta giusta, magari imponendola (es. “quando hai scartato un uomo passala”; “devi tirare e basta”; “da li si crossa”), non credo che siamo sulla strada giusta, Non perché non abbiamo ragione ma perché non abbiamo la consapevolezza di quello che può essere il comportamento di un bambino di quella precisa età. Non possiamo pensare che, siccome in quella situazione la cosa migliore da fare “dovrebbe” essere quella, allora il ragazzo la farà. Anzitutto perché ci sono tante variabili da valutare; in secondo luogo perché è doveroso rispettare l’età. Magari al giocatore juniores o di prima squadra potremo fargli più facilmente certe osservazioni ma nel nostro caso le cose sono diverse: cerchiamo di intervenire in maniera differente, con un rinforzo positivo, con una richiesta di motivazione, oppure semplicemente osservando il comportamento dei giocatori per poi intervenire con nuove proposte in allenamento. Troppo spesso si sente l’allenatore urlare: ”siamo lunghi”; “non tiriamo in porta”; “sveglia”. Ma cosa significa? Sarebbe invece opportuno osservare di più, farsi domande sul perché di certe situazioni, e lavorare in modo che i ragazzi acquisiscano quei comportamenti in grado di migliorare proprio questi aspetti. Ecco altri due presupposti fondamentali quando parliamo di tattica consapevole:

 

  • considerare la fascia di età su cui lavoriamo e non avere interventi standard per tutti;

  • avere la propria idea di come intervenire per insegnare e correggere certi atteggiamenti, singoli e di gruppo.

 

Se l’obiettivo del nostro lavoro è far acquisire ai ragazzi determinati comportamenti come marcare, aggredire, raddoppiare, stare in movimento, accorciare, guardarsi, scappare e così via a seconda della categoria, è anche giusto chiedersi come questi debbano imparare ciò che noi vogliamo trasmettergli. Ecco che viene fuori il secondo concetto cioè quello di consapevolezza tattica. Attenzione però; mentre quando parlavamo di tattica consapevole ci riferivamo all’istruttore, il quale deve essere perfettamente a conoscenza di quello che fa, che vuole ottenere, in questo caso il concetto è più complesso. C’è un percorso da fare per rendere il ragazzo consapevole; percorso legato proprio al suo sviluppo, alla sua crescita, che noi abbiamo l’obbligo di rispettare sia da un punto di vista educativo, sia perché a mio avviso rappresenta la strada migliore per raggiungere gli obiettivi prefissati. Ad esempio un bimbo di sette anni non potrà avere consapevolezza tattica per cui lo stimoliamo con degli artifizi affinchè adotti un determinato comportamento (es. mobilità) che un domani si “ritroverà” quando sarà in grado di capire il perché di certe richieste. A nove, dieci anni saremo ancora in una fase in cui è difficile rendere completamente consapevoli i giocatori di quello che proponiamo ma possiamo iniziare a dialogare con loro con alcune prime, semplici, parole e concetti chiave come la posizione del difensore tra la palla e la porta, l’occupazione dello spazio, la conoscenza delle figure geometriche ed altre ancora. Si tratta prevalentemente di concetti di tattica individuale con le prime forme di collaborazione. La categoria esordienti vedrà invece affrontare situazione di gioco complesse come il due contro due o il tre contro due o ancora il tre contro tre dove, dopo una prima fase libera, dovremo dimostrare ai ragazzi il perché di certi comportamenti, far notare a livello pratico i vantaggi e gli svantaggi derivanti dalle varie scelte, sia a livello singolo sia di gruppo. Il grado di maturazione dei giocatori ci permette, anzi ci obbliga, a renderli edotti di quanto stiamo facendo. Loro vogliono imparare e questo noi lo dobbiamo “sfruttare”, nel senso che l’eventuale ripetizione di gesti o movimenti, necessaria all’acquisizione degli automatismi, deve essere giustificata e non imposta e basta. I ragazzi devono essere convinti che facendo una determinata scelta tattica ( es. copertura ad un compagno, smarcamento ecc..) aumentano le possibilità di successo, individuale e collettivo: prenderemo meno gol, verremo messi meno in difficoltà, creeremo maggiori azioni di attacco e così via. Giovanissimi e allievi inizieranno ad occuparsi di tattica di squadra quindi reparti, catene, unione di reparti, affinando i concetti acquisiti in precedenza e lavorando sulle due fasi di possesso e non possesso. Siamo ormai alla fine di quel percorso che porta alla piena consapevolezza tattica del ragazzo.

Naturalmente ci sono le solite eccezioni: può capitare che un pulcino si dimostri già tatticamente impeccabile, per un vissuto suo o per spiccate qualità che possono dipendere da tante cose, come un allievo non riesca a recepire certe istruzioni sebbene spiegate e dimostrate. Ma noi non possiamo non tenere in considerazione le tappe della crescita, le fasi sensibili dell’apprendimento. E’ grazie a questa conoscenza che noi istruttori potremo formarci una “tattica consapevole” e rendere pian piano anche i nostri ragazzi “consapevoli tatticamente”.

 

Carlo Chiarabini

 
Ricerca / Colonna destra

Iscriviti per ricevere info aggiornate







"Prima del risultato 2012" Presentazione

Utenti online

 3 visitatori online

Registrati



Convegno 2009

Convegno 2010 - Pulcini

Convegno 2010 - Pulcini

Convegno 2011 - Pulcini