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Sviluppi di gioco collettivo e consapevole nella fase di possesso PDF Stampa E-mail

Elvio Selighini
Allenatore di 1° Categoria

 

Partiamo dal titolo per esteso, abbreviato solo per ragioni di spazio: “Sviluppi di gioco collettivo (e consapevole)nella fase di possesso per trasmettere i primi concetti di organizzazione di squadra”. Proviamo a concentrarci sulla pratica chiedendoci cosa accade nella fase di possesso.

Come avviene nella realtà lo sviluppo del gioco? Il gioco si sviluppa attraverso movimenti e passaggi ripetuti e combinati in modo diverso.

 

Nel corso del gioco uno o più giocatori senza palla cercano lo smarcamento e il giocatore che ha la palla effettua il passaggio senza sapere quello che succederà nel momento successivo di gioco (dipenderà da come si sviluppa il nuovo contesto: come riceve palla il nuovo possessore? Quale atteggiamento assume il suo marcatore e gli avversari vicini? Come si muovono i compagni senza palla?).

Ognuno agisce e si muove in base a quello che vede, percepisce, e conosce attimo per attimo.

Questo significa che il possessore cerca di controllare la palla nel miglior modo possibile e nel più breve tempo mentre chi è senza palla, e si trova in posizione tale da poter essere servito, si deve muovere in uno “spazio utile”, non imposto ma liberamente scelto, in modo coordinato con i compagni vicini e con i corretti tempi di gioco. (tempi di passaggio e tempi di smarcamento che sono la chiave del calcio).

A questo punto il possessore sceglie la soluzione migliore che gli è consentita, dall’atteggiamento avversario e dalle sue abilità tecniche, ed effettua il passaggio.

Si ricomincia con la stessa sequenza (controllo della palla – smarcamento mirato di più compagni per offrire più soluzioni di gioco – passaggio) fino alla conclusione o alla riconquista avversaria.

Se controllo e passaggio dipendono dalle abilità tecnico tattiche individuali, il movimento finalizzato di più calciatori necessita di una coordinazione collettiva che deve avvenire con tempi corretti per sfruttare spazi utili.

Entriamo così nell’ambito della tattica collettiva in attacco costituita dal movimento coordinato di due o più giocatori, di un reparto, di una squadra per ottenere uno scopo predeterminato (con una lettura univoca della situazione e una interpretazione individuale) che, nella fase di possesso, consiste nello sviluppare gioco per superare uno o più avversari e conquistare spazio utile per una efficace conclusione.

Nascono, così, gli sviluppi di gioco o schemi di gioco che costituiscono i mezzi della tattica collettiva; li possiamo definire concetti di tempo e spazio, movimenti coordinati e mirati (tratti da idee e concetti) ai quali, per funzionare e produrre effetti positivi, devono essere applicate le regole di gioco.

Cosa sono le regole di gioco?

Sono comunicazioni, avvertimenti, segnali, messaggi (soprattutto visivi ma anche verbali e tattili) che aiutano a decidere e a muoversi in modo coordinato e conseguente sulla base della lettura della situazione; esse sono sempre valide indipendentemente dal sistema di gioco adottato in quanto hanno per tutti lo stesso significato poiché rappresentano una sorta di linguaggio comune.

Il loro utilizzo serve all’allenatore per creare una organizzazione di gioco costituita dai movimenti liberamente eseguiti sulla base della lettura della situazione, con tempi di movimento diversi adeguati alle variabili del gioco e al suo evolversi; tali movimenti si sviluppano in modo collettivo e coordinato grazie all’utilizzo delle regole di gioco.

Così facendo l’allenatore fornisce al singolo calciatore e alla squadra una serie di conoscenze calcistiche sempre più articolate per metterlo in condizione di scegliere razionalmente, nel minor tempo possibile, la soluzione più utile in rapporto alle sue percezioni spazio – temporali e alle sue abilità tecniche.

Le regole di gioco non devono essere costituite da movimenti predefiniti, stereotipati meccanici che il calciatore esegue come semplice esecutore di ordini senza nessuna capacità decisionale. Se così fosse si andrebbe contro la logica del gioco che vede il calciatore protagonista in ogni momento della gara in quanto è lui che decide cosa fare e come fare sulla base delle conoscenze, sensazioni e percezioni che ha della situazione e che variano da momento a momento anche all’interno della stessa azione (per alterare le percezioni spazio – temporali basta davvero poco: un avversario che si sposta o cambia atteggiamento, un compagno che tocca la palla una volta in più, la palla che rimbalza male o ha una traiettoria imprevista).

Con questa metodologia di intervento l’allenatore rende consapevole il giocatore agendo sul perché e sul come di un certo comportamento, evidenziando vantaggi e svantaggi di una certa condotta tattica.

Per raggiungere questi obiettivi l’allenatore deve adottare un modello di insegnamento cognitivista, centrato sulla comprensione concettuale e consapevole del calciatore, per sviluppare nello stesso capacità creative, critiche e di autonomia utili nell’affrontare le situazioni di gioco.

Il lavoro sul campo, attuato attraverso la ripetizione consapevole di situazioni didattiche e di gioco, ha lo scopo di fare capire i tempi di gioco e l’utilizzo degli spazi più utili affinché i calciatori possano fornire risposte sempre più ricche e articolate grazie ad una migliore e più consapevole gestione delle variabili del gioco.

La ripetizione delle esercitazioni non deve rendere passivi i giocatori nella decisione; ogni scelta deve essere la conseguenza di valutazioni spazio – temporali contingenti di cui sono chiare le cause e gli effetti.


Non basta esporre il concetto

Quante volte abbiamo ribadito ai nostri calciatori che lo sviluppo corale del gioco in attacco deve dipendere prima di tutto dai giocatori senza palla che devono muoversi con il "giusto tempismo" per dare al possessore sempre la doppia alternativa: passare o dribblare?

Quante volte abbiamo detto che in fase di possesso i giocatori senza palla devono disporsi in modo tale da offrire al giocatore in possesso palla più soluzioni di passaggio?

Si tratta di asserzioni corrette ma generiche, affermazioni di principio indiscutibili che, però, non consentono al tecnico di trasmettere un messaggio efficace perché non danno ai giocatori mezzi idonei per rendere l’idea pratica e realizzabile in modo coordinato.

L’allenatore che vuole creare una lingua comune, una organizzazione di gioco deve dare delle regole di gioco.


Dove muoversi: 1^ regola di gioco “ zona luce e zona ombra”

Iniziamo allora a chiederci: dove muoversi quando un compagno ha il possesso palla?

Lo smarcamento del singolo giocatore diventa un movimento fondamentale che deve essere attuato in modo collegato con il movimento degli altri compagni coinvolti nella stessa situazione.

E’ indispensabile possedere la capacità di orientamento nello spazio e di possedere conoscenze comuni, cioè una lettura immediata e riconosciuta da tutti della situazione che sfoci in comportamenti adeguati in termini di risposte spazio – temporali.


Per rispondere alla domanda dove muoversi applichiamo la prima regola di gioco che scaturisce dal concetto di zona luce e zona ombra.

Definiamo la zona luce come lo spazio che il possesso palla può vedere nel tempo di gioco dove può eseguire il passaggio.

L’ampiezza della zona luce dipende:

  1. dalla posizione e dalla postura del possessore;

  2. dalla sua abilità tecnica (visione periferica e abilità nella ricezione e nei passaggi più o meno lunghi e/o a parabola per raggiungere, nel più breve tempo, spazi più o meno ampi);

  3. dal comportamento dell’avversario diretto (a quale distanza si mantiene dal possessore e quale porzione di campo vuole mettere in zona d’ombra);

  4. dalla posizione e dal comportamento degli altri avversari.


Definiamo con il termine zona ombra il cono di spazio alle spalle del difendente non utilizzabile dal possessore in quanto difficilmente raggiungibile con un passaggio.

L’ampiezza della zona d’ombra dipende dalla distanza fra il difendente e il possessore (l’atteggiamento di pressione o di vicinanza del difendente influisce sulla zona luce del possessore sia in profondità sia in ampiezza).

Ma oltre al difendente che affronta il possessore ci sono anche gli altri difensori che nella fase di non possesso cercano di attuare i principi di tattica scaglionandosi sotto la linea di palla per darsi reciproca copertura, attuando l’azione ritardatrice (avanzando o arretrando e/o stringendo o allentando le marcature), concentrandosi nell’imbuto per coprire la zona centrale pericolosa, non facendosi attirare solo dalla palla per controllare avversari e spazi vicini, pronti a sfruttare la regola del fuorigioco.

Tale comportamento avversario in fase difensiva fa si che gli spazi utilizzabili dalla squadra in fase di possesso non siano così definiti e facilmente sfruttabili nel tempo di gioco.
E’ perciò necessario creare spazi utili con una sequenza organizzata di movimenti coordinati, consapevoli e razionali fra più giocatori senza palla per sviluppare il gioco offrendo al possessore la possibilità di scegliere, fra più opzioni, il passaggio che ritiene migliore in base alla situazione percepita in quel momento e in base alle proprie capacità tecniche (o di optare per l’azione individuale).

Tanto maggiori saranno le opzioni offerte dal movimento dei giocatori senza palla al possessore tanto maggiore sarà l’imprevedibilità della squadra in possesso palla (principio della tattica di possesso).

Questo principio deve valere ogni volta che un giocatore entra in possesso di palla e per tutti i giocatori, portiere compreso.

E’ evidente come il calciatore di più alto livello tecnico abbia un ventaglio più ampio di soluzioni di gioco rispetto a un compagno dalla tecnica più limitata.

Va ricordato che i segnali e le comunicazioni, che costituiscono il contenuto delle regole di gioco e determinano l’interpretazione delle situazioni, sono in genere percepite dagli analizzatori visivi e non da quelli acustici.

In fase di possesso il movimento senza palla interessa tutti i giocatori della squadra; i più vicini alla palla saranno quelli più direttamente coinvolti: il loro movimento dovrà essere rapido (anche se in tempi diversi) e ingannevole. Il movimento di quelli più lontani dalla palla dovrà essere successivo, più lento ma tattico per mantenere la squadra corta o per scaglionarsi allo scopo di garantire l’equilibrio.


Esercitazioni proposte

Contenuti

Obiettivi

Esercitazione didattica su quadrato (o rettangolo) con varianti utilizzabile nella fase di riscaldamento

Educare alla percezione visiva e all’orientamento nello spazio attraverso il movimento consapevole


Se il possessore non ha alternative

A volte può accadere che il possessore abbia un’unica soluzione di gioco: ad esempio quando è sotto pressione da uno o più avversari ed ha una sola zona luce di passaggio e tempi ridottissimi oppure quando viene attaccato durante il tempo di arrivo del passaggio per cui o gioca rapido a un tocco oppure deve difendere e coprire la palla in attesa di un compagno.

In questo caso il compagno senza palla deve leggere e capire immediatamente la situazione e muoversi in anticipo in appoggio/sostegno in zona luce.


Esercitazioni proposte

Contenuti

Obiettivi

Partita a pressione in parità numerica

Educare allo smarcamento anticipato nelle situazioni in cui il possessore non ha alternative di passaggio

Mantenimento del possesso palla a tre squadre su rettangolo

Educare allo smarcamento anticipato nelle situazioni in cui il possessore ha tempi di gioco ristretti


Esercitazione didattica con squadra ombra

Facilitare e semplificare l’automatismo nel mantenimento del possesso palla e favorire lo smarcamento anticipato nella zona luce immediata del possessore


La coordinazione dei movimenti di smarcamento deve soddisfare i principi di tattica.

Nella fase di possesso, attraverso il movimento di due o più giocatori senza palla, coordinato nei tempi di esecuzione ma libero nell’occupazione razionale dello spazio (Mobilità), si deve offrire al possessore uno Scaglionamento in Ampiezza e/o in Profondità usando finte e spazi diversi per essere Imprevedibili per gli avversari.

Così facendo si ha la possibilità di continuare il gioco di possesso e di provocare un potenziale, anche se momentaneo, squilibrio avversario.

Per scaglionamento si intende la dislocazione dei giocatori sul terreno di gioco rispetto al compagno in possesso palla. Tale dislocazione deve consentire al possessore più linee di passaggio senza correre il rischio di eseguire passaggi orizzontali più facili da intercettare e più pericolosi per subire situazioni di squilibrio tattico. La disposizione a triangolo consente di non essere mai piatti e di poter più facilmente mantenere il possesso palla in quanto si offrono al possessore soluzioni sia in ampiezza (destra/sinistra) sia in profondità (lungo/corto); grazie alla mobilità dei giocatori senza palla il possessore ha a disposizione angoli e distanze diverse per eseguire soluzioni di gioco semplici e complesse.

Ma in campo troviamo più di due giocatori a muoversi nella zona luce del possessore, rappresentata dal settore angolare di vista periferica pari a circa 180°; la disposizione che ne deriva è rappresentata da un rombo, o meglio da un quadrilatero di calciatori, uno dei quali è in possesso palla.

Questa disposizione consente lo scaglionamento migliore perché offre al possessore soluzioni sia in ampiezza (destra e sinistra) sia in profondità (avanti o dietro) indipendentemente dalla zona di campo in cui si trova il possessore.

La disposizione a quadrilatero diventa l’unità collettiva più semplice della fase di possesso; troviamo scaglionamento, ampiezza, profondità, mobilità, imprevedibilità cioè tutti i principi della tattica in attacco.

A seconda delle situazioni, determinate dai comportamenti dei difensori avversari, tale disposizione può modificarsi nella forma allungandosi o accorciandosi, allargandosi o restringendosi; resta ferma la regola di gioco di dare al possessore tre soluzioni di passaggio più la quarta soluzione, sempre valida, dell’azioni individuale.

Può accadere a volte che non ci sia lo spazio libero da occupare, perché occupato da compagni e/o da avversari. In questi casi si devono effettuare lo stesso dei movimenti, verso e dentro uno spazio occupato, per costringere il compagno che si trova in quello spazio ad allontanarsi per liberare quello spazio; ma il “primo” movimento ha liberato, anche se per pochi attimi, lo spazio occupato in precedenza che può essere sfruttato da un compagno.

In questo modo il movimento di un solo giocatore genera una combinazione di spostamenti, diventa un moltiplicatore di movimenti.

Nella fase di possesso è fondamentale muoversi senza palla negli spazi in modo coordinato e con il giusto tempismo; con il movimento se si viene seguiti dal difensore si libera una spazio; se non si viene seguiti dal difensore che resta a coprire ci si smarca.

Se si pensa che un calciatore mediamente in una partita entra a contatto con la palla per un periodo compreso fra i 40” e i 3’40” circa si capisce l’importanza del gioco senza palla nelle due fasi che deve essere rappresentato da un movimento utile e finalizzato.


Esercitazioni proposte

Contenuti

Obiettivi

Esercitazione didattica 4:1

Percezione visiva del compagno smarcato

Situazioni di possesso palla 3:1 sugli angoli del quadrato e con sviluppo libero

Smarcamento in zona luce con disposizione a triangolo

Situazioni di possesso palla 3:2 su rettangolo con sviluppo libero

Smarcamento coordinato in zona luce per offrire al possessore due soluzioni di passaggio in situazione più complessa rispetto a quella precedente

Situazioni di possesso palla 4:2, prima su quadrato poi su rettangolo, vincolando movimento e direzione dei passaggi e in forma libera

Smarcamento coordinato in zona luce per offrire al possessore tre soluzioni di passaggio applicando i principi della tattica di possesso.



Come muoversi: 2^ regola di gioco “ primo uomo e secondo uomo”

Per rispondere alla domanda come muoversi e con quali tempi di gioco applichiamo una seconda regola di gioco che scaturisce dal concetto di primo uomo e di secondo uomo.

Chi è il primo uomo? E’ il giocatore che si trova più vicino alla palla nel momento in cui il possessore può effettuare il passaggio (tempo di gioco).

Agisce individualmente e si smarca liberamente per poter ricevere direttamente la palla sul tempo di passaggio, nel rispetto della zona luce che ritiene più favorevole tenendo conto anche della posizione e dell’atteggiamento del proprio marcatore.

Chi è il secondo uomo? E’ il giocatore più distante dalla palla (rispetto al primo uomo) che si trova nella zona luce (o settore angolare) che può essere raggiunta dal possessore.

Il secondo uomo deve aspettare un tempo di gioco nel senso che, prima di muoversi, deve vedere la direzione di smarcamento del primo uomo e agire di conseguenza e ad integrazione; quindi il secondo uomo deve muoversi sempre in zona luce al possessore con razionalità (ragionare e non essere istintivi), dare ampiezza e/o profondità possibilmente contrarie rispetto al primo uomo per non andare nella stessa zona di campo occupata dal compagno che si è mosso per primo.

Se accade il contrario (si muove per primo il giocatore più lontano) i due giocatori possono andare ad occupare uno stesso spazio senza dare due possibilità di gioco al possessore con un solo difendente che può controllare due avversari.

Una precisazione doverosa: il primo uomo è dinamico e non statico nel senso che è il giocatore più vicino al compagno in possesso palla nel tempo di gioco (cioè nel momento del passaggio che visivamente è rappresentato dal momento in cui il possessore ha il piede portante in linea con la palla) e non il giocatore che si trova più vicino alla palla in assoluto.

Se il secondo uomo esegue uno smarcamento anticipato rispetto al tempo di ricezione e controllo del possessore e sopravanza il primo uomo ponendosi nel campo visivo dello stesso, prima del tempo di passaggio del possessore, allora le parti si invertono: il secondo uomo diventa il primo.

Così come può accadere che il possessore pur avendo il piede d’appoggio in linea con la palla non possa (per una pressione avversaria, per uno stop imperfetto), o non voglia (per una finta o per un ritardo volontario della giocata) eseguire il passaggio mentre primo e secondo uomo si sono mossi.

Anche in questo caso le posizioni dei giocatori variano per cui il primo uomo può essere diventato il secondo, oppure che un terzo giocatore può essere diventato il primo o il secondo.

Ma le regole di gioco, basate sulla conoscenza del tempo di gioco, sono sempre le stesse in quanto servono per evitare incomprensioni e stabilire chi si muove per primo e cosa può fare il secondo nel dinamismo del gioco.

E’ il primo uomo che prende iniziativa in quanto il compagno più distante può avere sotto il suo controllo visivo sia la palla sia il compagno più vicino e davanti (che si trova fra se e la palla); così il proprio movimento, dopo aver visto quello del compagno, potrà essere utile e ad integrazione per dare sempre ampiezza e/o profondità al possessore evitando così che due giocatori vadano ad occupare uno stesso spazio.

Vi è, dunque, la necessità che i calciatori siano sempre concentrati e attenti a quanto accade nel gioco e che conoscano tutti le stesse regole di gioco.

Il lavoro sulla creazione e sfruttamento funzionale degli spazi utili al possessore, nei tempi opportuni, diventa l’obiettivo del linguaggio comune per creare organizzazione di gioco.

Non c’è mai, in pratica, un terzo giocatore: 3^ regola di gioco: “ogni giocatore si muove in funzione del movimento del compagno vicino che si trova fra se e la palla”.

E se ci fosse un terzo giocatore senza palla più lontano dal possessore rispetto al primo e al secondo compagno ma che si trova sempre nel settore angolare del possessore come accade nella dislocazione a quadrilatero?

Nella realtà questo giocatore non deve ragionare come terzo ma sempre come secondo in risposta alla domanda: cosa fa il compagno vicino che si trova fra me e la palla?

Ne deriva una terza regola di gioco semplificativa per coordinare, semplificare e razionalizzare i movimenti: ogni giocatore si muove in funzione del movimento del compagno vicino che si trova fra se e la palla”.

Sul campo, in presenza di più giocatori che agiscono nella stessa zona, il movimento di un giocatore determina una combinazione o trasformazione di movimenti.

Dopo aver considerato le linee guida che caratterizzano l’organizzazione di gioco e aver esposto le regole base relative al dove e come muoversi in modo coordinato e funzionale approfondiamo sul campo, con esercitazioni didattiche e reali, uno schema o sviluppo del gioco che mi sembra più direttamente collegato alle considerazioni fatte finora: tale sviluppo di gioco è costituito dal cambio di posizione.


Esercitazioni proposte

Contenuto

Obiettivi

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Applicare la regola del 1° e del 2° uomo per sottrarsi dalla zona ombra determinata dal difensore che affronta il possessore

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Applicare la regola del 1° e del 2° uomo per sottrarsi alla marcatura dei difendenti sui compagni senza palla

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Far vedere cosa succede su un tempo di gioco; smarcamento sul tempo di passaggio del 1° uomo

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Percepire da parte dei giocatori senza palla la posizione e la funzione di 1° e 2° uomo scegliendo tempi e spazi di smarcamento in modo consapevole.

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Cambio di posizione fra due attaccanti attuato tramite l’incrocio con la ricerca della conclusione a rete

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Cambio di posizione fra due attaccanti prima del tempo di gioco con ricerca della conclusione a rete

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Comprensione dei tempi e degli spazi di movimento fra due attaccanti su cross dal fondo

Esercitazione didattica con cambi di posizione

Cambio di posizione in base al principio della profondità (lungo – corto o viceversa degli attaccanti) con ricerca della conclusione a rete.

Situazione reale con cambio di posizione attraverso un possesso di 2:2 interno con quattro sponde

Applicazione della regola del cambio di posizione e del tempo di passaggio

Situazione reale con cambio di posizione attraverso un possesso di 2:2 interno con quattro sponde

Applicazione della regola del cambio di posizione e del tempo di passaggio in una situazione più complicata della precedente


Elvio Selighini

 
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