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URBINO 25 -26 maggio 2012

Impostazione del ruolo Stampa E-mail

Giuliano Rusca
Inter Fc


Se vogliamo essere veri istruttori/educatori dobbiamo conoscere, capire e accettare i bambini per ciò che
sono e non considerarli adulti in miniatura, forzandoli ad essere ciò che noi pensiamo siano. Partirei da
questo sunto per impostare il lavoro sul RUOLO.
Ogni bambino predilige un ruolo e sceglie di svolgerlo non dopo una scoperta o una presa di coscienza delle
proprie attitudini, ma in funzione della tendenza del momento, il più delle volta questa moda è dettata dai
mass-media. Molti bambini quindi vogliono gli attaccanti, altri le “mezze” punte, naturalmente con il numero
della maglia del loro idolo, ed infine i più generosi o quelli obbligati si adattano al ruolo di difensore,
chiaramente pochissimi vogliono fare il portiere.

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La relazione allenante Stampa E-mail

Fabio Lepri
Bologna fc 1909 – Direttore del convegno

Ritengo che la caratteristica principale dell'allenatore di settore giovanile, ma non solo, sia la capacità di rimanere sé stesso nelle svariate situazioni in cui, per ruolo, viene a trovarsi. Rimanere sé stessi è un continuo processo di crescita personale che riveste molteplici aspetti. Competenze tecniche e capacità relazionali sono il bagaglio che continuamente dobbiamo “fare e disfare” per diventare “padroni” del processo didattico. Processo che mi sento definire di condivisione interattiva. Nell'allenamento noi siamo aiutanti, guide di un percorso in cui sia l'allenatore che l'allievo esprimono necessità, bisogni e intenti.

L'allenatore in questa condivisione ha il privilegio della conoscenza di certi processi e esercitazioni che risultano appropriate solo nella misura in cui l'allievo gradisce eseguire. In questo convegno l'intento è di approfondire quegli aspetti che, nello svolgere questo delicato ruolo, risultano essere determinanti al fine di diventare maggiormente consapevoli del processo didattico. <<Si tratta, insomma, di aggiungere al bagaglio dell'esperienza personale nuove consapevolezze..>> F. Accame

In che modo acquisire maggiore consapevolezza di sé stessi nella relazione di allenamento? Quali sono i principi di cui essere consapevoli quando guidiamo bambini preadolescenti? Quali elementi hanno la priorità nella seduta di allenamento? Il mio intervento vuole provare a rispondere a queste domande o perlomeno suscitare interesse, curiosità, dubbi da reinvestire nell'edificazione di un progetto di lavoro che vada verso lo sviluppo di nuove linee risolutive. Ma prima di entrare nello specifico dell'aspetto relazionale vorrei sottolineare le indicazioni che provengono da una certa letteratura sportiva a proposito di identificazione e promozione del talento. Ricerche recenti a proposito dicono che le performance d'eccezione, solo in poche eccezioni, sono geneticamente stabilite. Negli anni 70 si asseriva a riguardo che oltre il 90% della resistenza aerobica (VO2 Max) era innato. Attualmente si pensa che solo il 50% della resistenza aerobica sia geneticamente determinata. Per tutte le altre capacità fisiche l'incertezza riguardo la percentuale delle capacità di prestazione determinata geneticamente è molto maggiore. Nel caso dei giochi sportivi inoltre alcuni studiosi hanno adotto solide prove sul fatto che la prestazione nei giochi sportivi è determinata in primo luogo dalla capacità di elaborazione delle informazioni. Sulla base di tali considerazioni si può concludere che appare evidente come, per un talento negli sport mono-strutturati, ovvero che dipendono da poche componenti fisiologiche principali, in qualche caso solo da una, l'ereditarietà può svolgere un ruolo importante quanto l'educazione. In tutti gli altri sport, specialmente nei giochi sportivi come il calcio, la pratica finalizzata resta il fattore predominante. Stando così le cose ancora più importante diventa nel nostro settore specifico l'evitare la discriminazione parziale dovuta all'età prodotta dalle diverse date di nascita dei bambini. Oltre il 50 % dei membri della English Football Association National School sono nati nei primi tre mesi successivi alla data diselezione. Dati simili vennero riportati allo scorso convegno dal Prof. Corazza del Bologna fc 1909.
Credo sia di fondamentale importanza rivedere i criteri con cui selezionare le rose giovanili a livello dilettantistico e professionistico e orientare il lavoro verso nuove linee guida e principi comuni. La ricerca pone l'accento
sull'importanza di prolungati processi di esercitazione nella costruzione dell'atleta esperto, anche se ancora poco si conosce su quali siano le condizioni più efficaci di tali esercitazioni. Nel realizzare un coaching efficace in gruppi come le squadre sportive, sembrano essere sempre più importanti aspetti quali le emozioni, le motivazioni, l'autoefficacia e l'expertise.

Le righe che seguono vogliono andare in questa direzione e fungere da riflessione per cominciare a considerare l'allenamento con i giovani una dimensione con notevoli margini di miglioramento. Per realizzare il mio intervento prendo in prestito conoscenze e competenze che mi derivano dall'Integrazione Posturale.
Sicurezza, ricettività, espressività e libertà rappresentano le prime quattro fasi naturali del flusso di energia nel gioco. <<Dal fluire di quest'onda dipende la piena espressione della nostra vitalità.>> J. Painter.
Conoscere, riconoscere, accettare e trasformare tali fasi è una delle priorità della seduta di allenamento ed è compito dell'allenatore trovare le modalità per mettere il bambino nella condizione
di esprimere il massimo delle proprie potenzialità. Per andare in questa direzione è altresì importante conoscere e riconoscere le situazioni che interrompono il naturale svilupparsi di queste potenzialità.
Esempi:

  • c'è confusione, i bambini non eseguono, non sono nel gioco e cercano alte modalità per esprimere

le proprie difficoltà

  • il bambino esprime il bisogno di poter toccare la palla, si lamenta perché i compagni non gliela

passano

  • il bambino nell'1vs1 trova solo soluzioni di forza
  • il bambino in partita non si esprime come in allenamento

Per poter trovare delle “soluzioni” agli esempi esposti l'allenatore ha bisogno di conoscere e di sapere
utilizzare diversi strumenti.
Tra le possibilità più conosciute troviamo:

  • cambiare proposta tecnica
  • variare i parametri spazio temporali
  • variare le modalità di esecuzione ecc.

Altre possibilità:
domandarsi per trovare risposte possibili
lasciare che accada
amplificare per rendere più evidente la difficoltà
specchiarsi per sentire su sé stessi ciò che prova il bambino
verificare non per giudicare, ma per individuare strategie di intervento adeguate
Domandarsi: ad ogni esercitazione è bene verificare attraverso domande ciò che si sta realizzando nella
seduta sia per quello che riguarda il singolo che il gruppo.

  • E' troppo intensa l'esercitazione?
  • C'è troppa confusione?
  • Come mai non sono interessati?
  • Perché si estrania dal gioco? Ecc.

Lasciare che accada: prima di apportare correttivi possiamo provare a stare con quello che si sta
verificando, proviamo quindi a dare spazio anche all'errore o alle difficoltà rimanendo vigili sulla possibilità
che qualche cosa cominci a cambiare.

Amplificare: ci permette di rendere più evidente ciò che si sta verificando. Amplificare l'errore, la confusione, l'esecuzione, la situazione, può dare maggiore consapevolezza. Il bambino ad esempio non ama la confusione, specialmente se la confusione non crea le condizioni per giocare. Anziché intervenire richiedendo ordine e rispetto per le regole, possiamo provare ad amplificare la confusione e vedere cosa succede.

Specchiarsi: proviamo a interpretare le esecuzioni dei nostri allievi, eseguiamo il gesto tecnico come lo svolge ad esempio Paolo per avere informazioni a livello cinestesico riguardo determinate difficoltà. Nel rispecchiare Paolo inoltre gli permetto di avere un ulteriore feedback. Non limitiamoci quindi a mostrare esecuzioni corrette e modelli fissi, offriamo possibili modelli, possibili modalità di espressione da riportare alla propria esplorazione e verifica su sé stessi.

Verificare: valutare con tutti gli strumenti a disposizione i diversi parametri che ci permettono di avere un quadro generale e specifico del singolo e del gruppo con il fine di individuare strategie di intervento adeguate per lo sviluppo di ulteriori possibilità.

Se guardiamo all'allenamento come ad un processo di condivisione interattiva possiamo cominciare a realizzare anche per noi allenatori nuove possibilità. La seduta di allenamento diventa una danza dove chi guida e chi è guidato non pensa più ad evitare di pestare i piedi altrui, quanto piuttosto a provare piacere in quello che fa.

Fabio Lepri

 
Lo sviluppo della tattica attraverso le situazioni di gioco Stampa E-mail

Alessandro Ramello
Esordienti Juventus Fc

 

 

Come riconosciuto dalla quasi totalità degli studiosi i fattori che influiscono sulla prestazione sportiva dei giochi di squadra di contatto (Calcio, Basket, Rugby) sono:

  • Le capacità motorie

  • Le capacità tecniche

  • Le capacità cognitive

  • Le capacità tattiche

  • Le capacità psichiche

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